Colonia di Rovegno: gli eventi della seconda guerra mondiale

Edificata durante il regime fascista la colonia di Rovegno è il teatro della seconda guerra mondiale. La sua storia e le testimonianze.

La colonia di Rovegno è una ex colonia estiva edificata durante il regime fascista nell’alta val Trebbia in provincia di Genova. Viene ricordata anche come colonia degli orrori a causa di episodi avvenuti nel corso della seconda guerra mondiale.

LA STORIA

La costruzione si può inquadrare nell’ambito di un ben più ampio progetto a livello nazionale. In Liguria vennero edificate altre quattro strutture simili la colonia di Savignone nel 1932, quella di Monte Maggio nel 1937, la colonia Fara di Chiavari nel 1935 e una a Santo Stefano d’Aveto nel 1939. Tali strutture erano finanziate dal partito nazionale fascista e finalizzate al miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie della popolazione. La maggior parte di questi edifici erano dedicati ai giovani. Veniva fatta prevenzione e si curava la tubercolosi, altre aree erano dedicate all’educazione militare dei futuri soldati dell’Impero e all’indottrinamento ideologico fascista.

La colonia di Rovegno fu progettata e realizzata dall’ingegnere Camillo Nardi Greco tra il 1933 e il 1934. I lavori iniziarono il 1º marzo del 1934 e in soli cinque mesi terminarono. L’inaugurazione avvenne il 29 luglio 1934. Fino a settembre del 1942 la colonia svolse regolarmente la sua funzione di colonia estiva. Nel 1939 la struttura fu anche ampliata con la realizzazione di un grande chalet a ovest adibito a infermeria, che portò la capienza complessiva dagli originari 450 a 500 posti letto. Gran parte dei giovani che arrivavano qui per il turno di villeggiatura provenivano dal centro storico di Genova, luogo notoriamente angusto e all’epoca fortemente inquinato a causa della industrializzazione del porto. La prevenzione dalla tubercolosi avveniva attraverso cure eliotropiche e l’attività fisica era il fulcro del soggiorno. Il viaggio, la permanenza e le attrezzature sportive erano totalmente gratuite.

LA SECONDA GUERRA MONDIALE

Dall’ottobre del 1942 fu impiegata come struttura di sfollamento per 330 ragazzi di Genova. Le stesse camerate svolgevano la funzione di aule. I comodini adagiati sul fianco, venivano impiegati come banchi. I ragazzi, con le gambe incrociate dentro il comodino, sedevano sullo sportello e scrivevano sui quaderni posti sul fianco del comodino. Erano organizzati in quattro compagnie, ciascuna di tre plotoni di trenta alunni, tranne la quarta che non era completa. Si mangiava bene, il pane era bianco e il riscaldamento funzionò sempre. Quell’inverno la neve arrivò a due metri di altezza e gli occupanti rimasero chiusi un paio di mesi. Non mancò mai nulla e non pareva nemmeno di essere in guerra. Con l’intensificarsi dei bombardamenti l’attività cessò nel settembre del 1943.

La lapide in bronzo alla memoria

Nel contesto della Resistenza italiana la colonia venne occupata dai partigiani nella primavera del 1944. Grazie al suo relativo isolamento veniva utilizzata come sede comando della “Sesta Zona Liguria”. Venne così adibita a campo di prigionia per militari tedeschi e civili sospettati di essere fascisti o collaborazionisti.

Dal dicembre del 1944 al 30 aprile 1945 la colonia divenne teatro di tragici eventi: un numero imprecisato di prigionieri, compresi quelli civili, furono fucilati e gettati in più fosse comuni nei boschi limitrofi. I corpi venivano sepolti in svariate fosse sparse per i boschi attorno alla colonia. Le esecuzioni continuarono fino al termine delle ostilità. L’episodio storico è citato in alcune opere di Giampaolo Pansa e descritto nel suo racconto “Il bambino che guardava le donne”.

In memoria di questi avvenimenti, nel 2000 fu apposta una lapide commemorativa in corrispondenza dell’ingresso principale. Venne distrutta da ignoti e la Giunta della Provincia di Genova finanziò l’anno successivo il ripristino della lapide in bronzo. Ancora oggi riporta la scritta:

« Da questa colonia divenuta la loro prigione non fecero ritorno 129 militari e civili della R.S.I. e 31 soldati tedeschi, molti altri ancora riposano per sempre tra questi boschi senza croce. Per loro e per chi li attese oltre ogni speranza una preghiera. Rovegno 22 marzo- 30 aprile 1945»

Nel dopoguerra la Colonia venne riutilizzata per il suo fine originario, sotto l’organizzazione dei Salesiani, ma dalla fine degli anni sessanta fu abbandonata e colpita da svariati atti vandalici che la resero inabitabile. Negli anni novanta l’ultimo piano fu utilizzato come osservatorio astronomico, ma solo per un breve periodo.

LA STRUTTURA

La struttura sorge su di un pianoro erboso situato a circa 950 metri sul livello del mare, lontana dal centro abitato e circondata da una fitta pineta. L’edificio copre un’area di 1800 m2, ha una pianta articolata secondo uno schema a C e si sviluppa per due piani di altezza più un piano terra e un seminterrato.

Il corpo centrale è costituito da un parallelepipedo allungato che ospita un imponente ingresso ed uno scalone dal quale si accede ai piani superiori e alle camerate. Due volumi più corti sono posti lateralmente al corpo centrale, uno dei quali ha un ingresso coperto da una tettoia. Il corpo orientato verso levante, destinato ad area ricreativa, ospitava al suo interno un cinema, una palestra e una piccola cappella. Il corpo orientato a ponente ospitava il refettorio sormontato da una torretta con orologio.

La colonia era in origine dotata di campi da tennis, campi da calcio, piscina e di una palestra al coperto. Fu interamente realizzata in cemento armato e ancora oggi si presenta con le sue spiccate caratteristiche architettoniche. Pur essendo danneggiata dallo stato di abbandono è stata oggetto di studi universitari e dal 1999 è soggetta a vincolo architettonico e ambientale.

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