Parco Naturale dell’Aveto

Il Parco dell’Aveto, situato nell’entroterra del Tigullio, tutela una delle zone più belle e significative dell’Appennino Ligure. Il territorio protetto, poco più di 3000 ettari, interessa tre valli, la Val d’Aveto, la Val Graveglia e la Valle Sturla, che presentano ciascuna caratteri peculiari: paesaggi di alta montagna, pascoli ed estese faggete in Val d’Aveto; prati pascolati, castagneti, noccioleti, orti e uliveti in Valle Sturla e un paesaggio rurale ben conservato a uliveti e vigneti e, soprattutto, una grande varietà di rocce e minerali, e quindi di cave e miniere, in Val Graveglia.

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Il paesaggio del Parco così come lo vediamo oggi è il frutto di grandi movimenti tettonici e di eventi legati alle glaciazioni, che in un lontano passato interessarono queste zone. Le vette più alte del Parco (Aiona e Penna) sono costituiti da rocce appartenenti al gruppo delle ofioliti; conosciute comunemente come “rocce verdi”. Da Prato Mollo si può intraprendere uno dei percorsi didattici autoguidati realizzati dal Parco: il “Sentiero Ofiolitico“, un itinerario intorno al Monte Cantomoro specificamente dedicato agli aspetti geologici. I Monti Ramaceto e Zatta, dalla caratteristica forma ad anfiteatro, sono invece formati da rocce più recenti, di origine sedimentaria, quali arenarie e argilliti.

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Il vero tesoro geologico del Parco è comunque la Val Graveglia: qui si trovano concentrate rocce di origine diversa (calcari, diaspri, argille, arenarie, ofioliti) e un elevato numero di minerali (braunite, calcite, reppiaite, tinzenite, per citarne alcuni), alcuni dei quali unici al mondo. Sparse nella valle sono visibili numerose cave e miniere;

IMG_4527_2__1_firmataLa presenza di maggior richiamo è sicuramente quella del Lupo, che in tempi recenti è ritornato nelle valli del Parco con alcuni individui, nel corso di una lenta ma inarrestabile ricolonizzazione dell’Appennino.

I primi frequentatori del Parco furono tribù provenienti dal fondovalle che già ai tempi del Mesolitico (7000 anni fa..) mentre le prime fonti scritte risalgono a documenti medievali, per lo più legati alla donazione di terre. Un documento del 1103 cita la chiesa di Pietra Martina a Villa Cella, dove fu fondato un monastero sull’antico percorso che da Borzonasca portava in Val d’Aveto. Durante la lotta partigiana il territorio del Parco fu il fulcro della Resistenza nel levante ligure; nell’aprile 1945 le divisioni partigiane parteciparono alla lotta finale di liberazione IMG_4480_79_1_firmatascendendo verso la riviera di Levante.

Al di là dei monumenti più celebri, il Castello Malaspina di S. Stefano d’Aveto (XII secolo) e l’Abbazia di Borzone dedicata a S. Andrea, che da soli meritano una visita, vanno citate altre notevoli opere d’architettura quali i numerosi campanili della Val d’Aveto (tra i più singolari quelli di Cabanne, di Rezzoaglio, di Magnasco)

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