La Scala dei Turchi: le origini geologiche di Realmonte

Da Agrigento a Realmonte il nostro viaggio prosegue sulla Scala dei Turchi. Il patrimonio geologico più importante della Sicilia.

Scala dei Turchi

Sulla costa meridionale della Sicilia, la Scala dei Turchi è uno dei siti naturali più famosi e visitati dell’isola. A pochi passi dalla Valle dei Templi il nostro viaggio in Sicilia prosegue nel comune di Realmonte dove questa meraviglia geologica s’innalza dalle spiagge sabbiose per 50 metri sul livello del mare.

Come si è formata la Scala dei Turchi?

Le sue origini risalgono al Pliocene, ovvero dai 2,5 ai 5 milioni di anni fa. Il sollevamento delle terre nei pressi dello stretto di Gibilterra ha comportato l’isolamento del mar Mediterraneo dall’oceano Atlantico. Le glaciazioni e il mancato afflusso d’acqua oceanica prosciugò quasi completamente il Mediterraneo. Quando lo stretto di Gibilterra si riaprì l’acqua invase in pochissimo tempo l’enorme bacino provocando a cascata il deposito dei sedimenti marini sui fondali. Nei millenni a seguire, lo scontrarsi della placca africana con quella euro-asiatica, contribuì a far riemergere dalle acque questa conformazione. Il vento e la pioggia hanno infine scolpito la candida parete fino ai giorni nostri.

Il suo colore è dovuto ai Trubi, un tipo di marna, ovvero una roccia argillosa e calcarea. Questa è mischiata prevalentemente con microfossili, gusci di conchiglia dalle dimensioni di un millesimo di millimetro che vivevano sui fondali marini prima che la Scala dei Turchi emergesse dalle acque.

Perché si chiama Scala dei Turchi?

Si tratta in effetti di una vera e propria scala, i suoi strati di roccia levigati ed esposti su vari livelli creano dei veri e propri gradini naturali visibili a colpo d’occhio. Il termine Turchi invece viene usato in modo improprio. La gente del posto chiamava Turchi tutte le persone che arrivavano dal nord d’Africa.

Il suo nome si avvicina molto a storie leggendarie. Si tramanda che gli aggressori usassero proprio questa scala per approdare sull’isola. Spesso erano aggressori violenti che schiavizzavano gli abitanti di queste terre. Ma tutto cambiò quando venne fondata la città di Realmonte. Furono così gli abitanti della zona a rendere schiavo chiunque tentasse di approdare sulla scala. Da questa leggenda nasce il detto siciliano “cu pigghia un turcu è so” – chi prende un Turco è suo. In quegli anni questo modo di dire era una vera e propria regola.

La Scala dei Turchi ieri e oggi

Nel corso degli anni queste terre hanno vissuto periodi sfarzosi e ricchi di notorietà, altri periodi hanno invece trasformato la Scala in un teatro di atti vandalici e abusi. Negli anni novanta qualcuno ebbe la “bella” idea di progettare e costruire un grande albergo proprio in prossimità del sito. Per vent’anni rimase così a sorvegliare la scala una sorta di scheletro eco-mostro. La successiva decisione di abbatterlo ebbe un eco talmente importante che portò un afflusso di turisti internazionale mai visto prima.

Nel 2017 si raggiunse il milione di visitatori. Ma ben presto venne attuata una seconda decisione drastica per preservare il sito. Gli stessi visitatori contribuivano ad accelerare il deterioramento della roccia con il conseguente rischio di crolli. Per questo motivo nel febbraio 2020 i magistrati hanno chiuso parte del litorale decretando lo stop ai turisti e ai siciliani. L’ultimo episodio risale al 2022 quando la falesia è stata imbrattata da due vandali con polvere di ossido di ferro rossa, ma gruppi di volontari hanno permesso il pronto ripristino dell’aspetto paesaggistico.

Oggi la Scala dei Turchi è classificata come sito d’interesse comunitario ed è candidata a diventare patrimonio dell’UNESCO. Per apprezzare il suo splendore servirebbe ammirarla dal mare. La bellezza unica di queste acque, oltre ad offrire una prospettiva ideale conserva una riserva marina d’eccezione. Parliamo delle Praterie di Posidonia, vere e proprie praterie sommerse da visitare con semplici immersioni o semplicemente nuotando in apnea.

3 Commenti

  1. un patrimonio d’inestimabile bellezza che si spera non venga mai devastato da vandali di vario genere, visto che già con la vernice ci hanno provato. Mi piacerebbe vederlo, magari un giorno, chissà…👍😉

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