Simone Modica

Barego: dal Colle della Speranza a Traso

Da Bargagli in alta Val Bisagno, la storia scomparsa di Barego, il borgo fantasma abbandonato da oltre trecento anni.

Barego: dal Colle della Speranza a Traso

La storia che possiamo raccontare oggi non ha un inizio e neanche una fine. Si perde nel sottobosco dell’alta Val Bisagno sui versanti del colle che sovrasta il borgo di Traso. Incontriamo la fatica dei maestri artigiani nella perfezione degli angoli che compongono gli ultimi resti del paese abbandonato di Barego.

Barego

Non esiste alcun documento storico che riporti alla luce la storia di questo luogo. La sua estensione e il numero di case, portano ad immaginare l’importanza del borgo negli anni del suo massimo splendore. Parliamo sicuramente di secoli ma non possiamo escludere neanche una storia millenaria. Fino a pochi anni fa infatti, si potevano ancora vedere bellissimi archi dallo stile medioevale crollati recentemente. Dalle testimonianze più recenti invece, raccolte tra gli abitanti della valle, si narra della presenza di una cava d’ardesia, poco lontano dal borgo, che venne trasformato in un polo logistico per i minatori e il trasporto a valle della pietra nera.

Barego ieri e oggi

Ma la realtà dei fatti sembra differente e può risalire a molti secoli prima. Le fondamenta delle abitazioni si possono datare nel VII secolo. In quel periodo, a causa dell’invasione longobarda, il vescovo di Milano Onorato, fuggì a Genova. Venne accolto dal vescovo della Superba e gli vennero offerte queste terre per sfamare e rifornire i numerosi servi e schiavi al suo seguito. I casoni in pietra e le grandi mangiatoie, sembrano confermare la datazione dei ruderi. Barego si trova sull’antica Via del Sale che collegava Genova a Piacenza, si ipotizza quindi che dopo il 1200 il borgo potrebbe aver raggiunto la sua massima importanza economica e sociale. Mentre nel 1700 il borgo potrebbe essere stato abbandonato definitivamente.

Barego

Nella storia recente Barego viene citato negli interrogativi dello scrittore locale Eugenio Ghilarducci all’interno del suo libro del 1990 «Antiche genti di Liguria: il Bargaglio». Nel 2006 assunse rilevanza internazionale grazie al professor Tullio Pagano, docente di Italiano al Dickinson College di Carlisle, in Pennsylvania. Nel suo libro «La civiltà del castagno» lancia un appello per restituire Barego alla vita:

Non si tratta solo di ripristinare le poche case e alcuni tratti di mulattiere in rovina, ma di restituire al borgo (e all’entroterra appenninico genovese) quel ruolo di cerniera tra il Mediterraneo e i ricchi mercati dell’Italia settentrionale

Dopo la pubblicazione del libro la multinazionale Intertek Group propose al comune di Bargagli un progetto per realizzare un agriturismo nel rispetto delle tradizioni architettoniche. Nonostante la buona intenzione degli ingegneri comunali nel realizzare un nuovo piano urbanistico per la rinascita del borgo, ancora oggi non sono stati fatti passi avanti. Le bellezze di questo angolo di Liguria sono destinate così a perdersi per sempre nel sottobosco.

L’escursione

Il nostro percorso parte dal Colle della Speranza. Si raggiunge seguendo le indicazioni per Maxena percorrendo la SS225 della Val Fontanabuona o le indicazioni per Traso per chi giunge da Genova sulla SS45. Dall’area di sosta che precede il Radiofaro di Bargagli si possono intraprendere diversi percorsi escursionistici.

Noi seguiamo il segnavia quadrato rosso e scendiamo nella vallata di Traso costeggiando prima il pendio, successivamente entrando nel bosco. Dopo un paio di deviazioni, segnalate dal nostro simbolo sempre presente, inizia un evidente lastricato originale dell’epoca che ci porta fino alle prime case del borgo dopo circa 30 minuti di cammino. Barego si trova tra i 677 mt. e i 767 s.l.m. ed è composto da un gruppo di 25 case ancora evidenti.

Barego

Il percorso si può effettuare anche al contrario, partendo da Traso sulla mulattiera in salita per poi ritornare sui propri passi in discesa. In questo caso si può raggiungere l’inizio del sentiero percorrendo via Fiume, tralasciando la deviazione per Ciappa, dove in prossimità di uno stretto tornante si può lasciare l’auto e iniziare in salita verso il borgo sul viottolo indicato anche da un cartello.



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