Sulle vette che circondano l’imponente Castello della Pietra, passeggiamo alla scoperta del borgo abbandonato di Cassissa. Ci troviamo al confine tra Liguria e Piemonte dove i rilievi che separano la Val Vobbia dalla Val Borbera si sdoppiano andando a formare i crinali che scendono nella Valle Spinti a Sud-Ovest e nella Valle Sisola a Nord-Est. Una splendida giornata fa da contorno ai dolci pendii di queste vallate su cui si adagiano gli storici borghi di Montessoro e Marmassana.

Raggiungiamo Marmassana in auto dall’uscita autostradale di Isola del Cantone sull’A7 Genova-Milano. In prossimità del campanile inizia la nostra passeggiata su una facile carrareccia. Dopo circa mezz’ora di cammino s’incontra una cappella votiva e da qui si intravedono già alcune case del borgo fantasma che spuntano in lontananza. Sulla sinistra, alle porte del paese, incontriamo le acque cristalline del trogolo che veniva usato dalle lavandaie. Qui si possono incontrare alcune specie di tritoni, una rara salamandra che secondo una leggenda locale porta con sè una sfortuna nera chi osa toccarla. Dopo una breve salita ci troviamo davanti alla candida chiesetta dedicata alla Madonna della Salute, l’unico edificio completamente ristrutturato.
Cassissa
Le origini del borgo sono incerte. Venne costruito con grandi sacrifici su un pendio scosceso ottimamente esposto al sole all’interno di un intreccio di percorsi che collegavano la via del sale alle borgate limitrofe. Oltre ad essere un punto di riferimento per i commercianti le sue origini potrebbero risalire ad un grande presidio militare. Sono stati trovati diversi resti risalenti all’epoca romana. La presenza dei castelli di Montessoro e Piansuola è la prova del fatto che difficilmente la nascita del borgo in una zona così impervia sia frutto del lavoro di poveri allevatori e contadini.

Alle origini il borgo era molto più grande di come appare oggi. Alcune case hanno ancora il tetto, si possono notare diverse stalle ancora intatte e un pozzo per la raccolta dell’acqua piovana perfettamente funzionante. Le case più esposte sono invece crollate e avvolte dai rovi. Cassissa venne abbandonato negli anni ’70 ma ancora oggi i discendenti popolano le case rimaste almeno una volta all’anno in occasione della festa del paese. Vengono puliti i sentieri nel ricordo di chi ha vissuto per secoli in questo suggestivo borgo.
L’alpe di Cassissa
Dopo una meritata sosta il nostro percorso ad anello prosegue lungo il sentiero che sale sul retro della chiesetta. Si prosegue a mezza costa in salita per circa mezz’ora di cammino dove la vista sui versanti della Val Vobbia diventa sempre più spettacolare. Si raggiunge il Bric delle Camere con l’ampio pianoro tondeggiante, proseguiamo quindi a sinistra sulla carrabile che solca il crinale. Pur essendo a soli 1018 metri di altezza, è uno dei rilievi più alti della zona e il paesaggio offre un incredibile effetto panoramico a pochi passi dal cielo limpido e terso.

Si può distinguere facilmente la vetta piramidale del Monte Cravì tra Caprieto e Vobbia che spunta tra i solitari boschi dell’alpe. Il versante sud è molto ripido e si affaccia sulla valletta del Rio di Busi, uno dei luoghi più isolati e selvaggi della catena dell’Antola. Proseguendo la discesa tra i pascoli di Cassissa possiamo notare alla nostra destra il paese di Montessoro con i ruderi dell’antico castello, quindi poco distante un cartello sulla sinistra indica la deviazione che ci riporta a Marmassana per completare il nostro percorso ad anello.




Rispondi