Prosegue il nostro viaggio nel territorio minerario della Val Graveglia sulle tracce di Cassagna. Un grazioso borgo medievale che, alle origini, era la culla di una grande famiglia feudale e nel XX secolo accolse le famiglie di numerosi minatori impiegati nell’estrazione di manganese. Un angolo di Liguria dalla storia travagliata e affascinante, oggi tappa di villeggiatura e ristoro nella pace della sua valle verdeggiante.
Nascio
Percorrendo la provinciale 26 della Val Graveglia seguiamo la deviazione per Nascio e lasciamo l’auto nell’area parcheggio che incontriamo sulla sinistra prima di arrivare al bivio per il paese. Caratteristico e suggestivo, il piccolo borgo di Nascio è situato sulle falde del Monte Bianco alla base di una rocca di diaspro, in posizione elevata con tre lati a picco sul rio Novelli. Intorno all’anno 1000 il villaggio di Nascio era dotato di un castello, posto sulla rocca in prossimità dell’attuale chiesa parrocchiale, che nel 1033 fu distrutto per ordine del governo genovese. Nel 1535 alcuni documenti rivelano la presenza di venticique fuochi. Con il termine “fuoco” dal Medioevo ai primi anni dell’Ottocento, si indicava la singola unità familiare soggetta a fiscalità, infatti su ogni fuoco si basava la tassa personale detta focatico.

L’attuale chiesa di Santa Maria e San Michele fu costruita nel 1565 in un sito adiacente all’antico castello. Il suo aspetto attuale è dovuto ad un rifacimento del 1910 effettuato con il contributo di abitanti del borgo emigrati a Buenos Aires. La prima parrocchiale di Santa Maria e San Michele Arcangelo sorgeva sopra il colle di Cassagna, in una località chiamata Crocetta. Serviva sia gli abitanti di Nascio e Cassagna, sia quelli di Statale ma fu abbandonata quando vennero costruite le nuove parrocchiali di Nascio e Statale. L’abitato di Nascio è piuttosto interessante e, anche se ha subito interventi di restauro disomogenei, rimangono alcuni esempi di costruzioni tipiche. Alla base della forra sul rio Novelli, nei pressi del Ponte di Lagoscuro, vi è uno dei più interessanti e meglio conservati esempi di sistema minerario per l’estrazione del manganese: la Miniera di Molinello.
Il Ponte di Nascio
Proseguiamo a piedi sulla strada asfaltata lasciando il paese a sinistra e seguiamo a destra la conca della vallata. Dopo un paio di tornanti un cartello del Parco dell’Aveto illustra il bellissimo ponte settecentesco che si erge a sinistra sulla profonda gola del rio Novelli. Il ponte venne costruito nel 1766 da Giovanni M. Francesco Caietano e Michaeli Angelo Cambiasus di Genova per completare l’antica comunale Nascio-Cassagna. L’opera consentiva alle famiglie di agevolare gli scambi commerciali tra la costa ligure e la pianura Padana. La struttura ad arcata unica si erge a 375m s.l.m. e ospita al centro un’edicola.

Da queste parti si narra di un giovane scultore che passò sul Ponte di Nascio per andare a Lavagna a scolpire le statue della famiglia Fieschi. Incontrò una ragazza con un bambino in braccio seduta sul parapetto di pietra e fu colpito dalla sua bellezza. Tornò il giorno dopo per rincontrarla ma nessuno l’aveva vista. Invano, fece ritorno sul ponte ogni giorno per un mese. Alla fine decise di ricordarla scolpendo un ovale in marmo di Carrara e lo depose sul ponte. Ancora oggi possiamo trovare una madoninna candida che tiene in braccio con fermezza il suo bambino vivace. Con un piacevole effetto ottico, osservando la statua e spostandosi verso sinistra, si può notare che l’abbraccio della donna si stringe sul bambino ancora più forte.
Sul versante opposto, la mulattiera si innalza con alcune svolte nella boscaglia. Giunti ad una selletta, a monte di un torrione roccioso, si gira a destra e si taglia quasi in piano fra terrazze abbandonate. Un’altra breve salita conduce alle prime case di Cassagna a 430 metri s.l.m.
Cassagna
Il pittoresco borgo conserva edifici di pregiato stile architettonico. Sono costruiti con blocchi di pietra calcarea ricoperti da sfatticcio di diaspro che conferisce una colorazione rossastra e li protegge dagli agenti atmosferici. Osservando con attenzione le case si può notare la grande varietà di materiali usati per la loro costruzione, tutti provenienti dalle aree limitrofe della Val Graveglia. Presso le prime case di Cassagna i picchetti segnavia indicano di voltare a sinistra su un percorso realizzato dal Comune di Né per arrivare a Statale e sul Monte Bocco, ma entrambi i percorsi sono purtroppo impraticabili perché invasi dalla vegetazione.

Seguendo la viuzza tra le case si attraversa il paese in piano oltrepassando un grazioso Bed & Breakfast e la famosa trattoria A Cà Da Nonna. Nei pressi della Cappella di San Rocco si può notare la struttura del vecchio torrione che nel 1930 venne abbassato e trasformato in abitazione. Un documento catastale del 1467 testimonia che tutti i sedici capofamiglia che vivevano nel borgo erano recensiti con il nome di Bernardello. Il borgo faceva parte del comune di Casarza ma nel 1876 venne accorpato al comune di Nè e incluso nel Parco Regionale dell’Aveto. Scendiamo brevemente sotto gli archi di accesso al paese e seguiamo l’asfalto. Poco più avanti lasciamo a sinistra la deviazione per Statale e scendiamo a destra verso Nascio.
“La montagna è il libro di Dio, i minatori vi sanno leggere”

Questa è la scritta presente sull’edicola sacra di Santa Barbara che incontriamo una volta giunti al primo tornante. Si abbandona l’asfalto per proseguire dritti su una comoda strada sterrata che sale dolcemente addentrandosi nel selvaggio vallone del rio Novelli. Si passa accanto ad alcuni edifici in rovina e ad una casetta ancora abitata, poi con un lungo tornante si giunge allo spiazzo principale della Miniera di Cassagna.
La Miniera di Cassagna
Il giacimento di manganese di Cassagna venne sfruttato dal 1880 al 1995 e si estende su due località chiamate Vage e Brignardello. Si tratta della seconda miniera che venne aperta in Val Gaveglia dopo quella di Statale. E’ stata costruita su otto livelli a cominciare dal basso. Infatti le prime estrazioni venivano effettuate attraverso gallerie sotterranee che ancora oggi si possono intravedere tra la vegetazione.

Dal primo livello più in basso la miniera è suddivisa nei seguenti stadi di coltivazione:
- Livello 1: chiamato Ribasso o Monte Bianco
- Livello 2: la Galleria Partigiani divisa in due sottolivelli di coltivazione chiamati Soppelsa e Vittorio.
- Livello 3: la Galleria Vittorio
- Livello 4: le Gallerie Andrea e Massa Nuova dove si trova il cantiere Banchetti
- Livello 5: la Galleria della Forgia
- Livello 6: il Cantiere Sud
- Livello 7: La Galleria Labirinti “dove è uscito più minerale”
- Livello 8: il Cantiere Benè avviato dopo i primi scavi a cielo aperto

Con l’apertura dell’impianto di trattamento minerale a Piandifieno le gallerie furono abbandonate. Le ultime estrazioni infatti vennero fatte in superficie. Al di sopra del piazzale, il fronte della miniera si sviluppa su un dislivello di quasi cento metri suddiviso in vari gradoni. Due piste di arroccamento, che prendono origine dal piazzale, permettono di raggiungere i gradoni superiori. L’area esterna venne sfruttata durante la Prima Guerra Mondiale per estrarre manganese di notevole consistenza. Qui, nel 1944, a seguito di una frana morì Virgilio Prato, sorvegliante dello stesso cantiere. Con la ripresa delle attività, durante la Seconda Guerra Mondiale erano impiegati un centinaio di operai. Nel 1995 l’attività estrattiva è stata sospesa e nel 1998 l’area è stata abbandonata.




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