Ci troviamo nel Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano a pochi chilometri da Pontremoli. Vi portiamo alla scoperta di un luogo unico e straordinario, per i suoi colori, la morfologia e le specie viventi che si possono incontrare. Nelle terre inesplorate della Lunigiana affrontiamo un trekking fluviale nelle gole degli Stretti di Giaredo.
Percorrendo l’autostrada A15 della Cisa si esce a Pontremoli, quindi si percorre la Provinciale 37 per Noce, Coloretta. Si passa sotto il ponte autostradale e si sale su una strada a tornanti. In prossimità del sesto tornante incontriamo le indicazioni per gli Stretti e prendiamo una deviazione che scende lungo Via Vallunga. Si oltrepassa un agriturismo e poi si risale sul versante opposto della valletta fino al cimitero di Cavezzana dove lasciamo le auto in uno slargo sulla destra.
River Trekking Experience
Il percorso si può affrontare sia in autonomia, sia con le guide ambientali del territorio che forniscono l’adeguata attrezzatura e tantissime informazioni sull’ambiente che si attraversa. Noi, che affrontiamo il trekking per la prima volta, abbiamo scelto la visita guidata e questo ha reso l’esperienza più interessante. Possono partecipare sia adulti, sia bambini ma devono essere rispettati i due principali requisiti: sapere nuotare e indossare scarpe e calze da trekking nonostante il percorso si svolga per buona parte in acqua.

Abbiamo raggiunto il centro informazioni presso l’area archeologica di Sorano, da dove partono numerose altre escursioni guidate, anche in mountain bike. Qui ci hanno fornito l’attrezzatura: muta, caschetto e salvagente. Ognuno con le proprie auto abbiamo quindi raggiunto il punto di partenza del trekking seguendo il furgone delle guide. Gli organizzatori forniscono anche la custodia delle chiavi e degli oggetti preziosi che non si possono portare lungo il percorso. Chi volesse portare il cellulare con se, al punto informazioni vendono buste ermetiche impermeabili. Eventuali medicinali da portare lungo il trekking verranno inseriti nello zaino ermetico della guida e richiesti all’occorrenza.
Stretti di Giaredo
Parcheggiata l’auto, indossiamo le mute e siamo pronti per l’avventura! I primi venti minuti del percorso sono in discesa nel sottobosco. Attraversiamo il grazioso borgo di Cavezzana Gordana fino a raggiungere l’omonimo fiume. Gli Stretti di Giaredo sono infatti Canyon formati dalla costate erosione del torrente Gordana, affluente del Magra. Raggiungiamo il corso d’acqua in una vallata più ampia dell’appennino toscano e guadando il fiume un paio di volte risaliamo contro-corrente.

Si arriva davanti una vasta parete rocciosa da dove il fiume emerge. Ci tuffiamo nel primo laghetto naturale e si apre di fronte a noi il magnifico mondo incantato del canyon sormontato dalla vegetazione. Le pareti solcate da forme ondulate richiamano lo scorrere delle acque nei momenti di piena, quando il torrente si alza anche di 6 o 7 metri. Il sole fa capolino tra le fronde degli alberi, i raggi filtrano nelle gole e accendono i colori bianchi e rossastri delle pareti. Ci sono tratti dove camminiamo sotto cascate d’acqua e laghetti naturali dove si nuotiamo in uno spettacolo di colori. Il sole attraversa l’acqua che varia dal verde all’azzurro cristallino in base alla vegetazione che circonda il canyon.

Si possono notare tantissime specie di rospi e rane dalle più grandi a quelle minuscole. Occorre fare attenzione a non toccarle per non provocare loro dei traumi. Respirano infatti con la pelle e il contatto umano può provare in certi casi anche la morte. Tantissimi sono i nidi costruiti sotto le sporgenze rocciose, si possono trovare Pettirossi, Capinere, Tordi, Ghiadaie, Cornacchie, il Picchio Rosso e il Picchio Muratore. E’ molto più raro ma non impossibile incontrare serpenti, quasi sempre innocui, aggrovigliati su massi rocciosi al riparo dalla corrente d’acqua. Solo in pochissimi casi sono state avvistate vipere sul percorso di accesso al canyon.
Consigli utili
Chi sceglie di esplorare questi luoghi da solo sicuramente vivrà una esperienza più immersiva con la natura, lontano da altra gente e da possibili schiamazzi. Occorre però conoscere molto bene il territorio. Il torrente, come ogni corso d’acqua di montagna, cambia il suo aspetto e le condizioni ambientali continuamente, anche nell’arco di pochi minuti e secondi. I massi rocciosi si spostano frequentemente e formano risacche dove la forza dell’acqua rende più difficoltosa la risalita del torrente. Questi sono i punti più pericolosi in presenza di bambini perché non riescono a contrastare la corrente e possono rimanere sotto il livello dell’acqua.
A monte sono presenti diversi bacini artificiali che rilasciano gradualmente acqua nel torrente, ma con il passaggio di temporali, anche improvvisi, il livello e la forza dell’acqua può cambiare anche in pochi secondi. Occorre sempre consultare le previsioni locali e i tempi di percorrenza prima di affrontare il percorso. La temperatura dell’acqua è sempre molto fredda. Anche d’estate, quando la temperatura esterna supera i 35 gradi, la differenza termica può provocare congestioni anche a chi non ha mangiato. Per questo motivo le guide consigliano di rinfrescarsi nelle acque del torrente per diversi minuti prima d’immergersi nel canyon. I cellulari all’interno delle gole non ricevono segnale e anche il GPS tende ad essere impreciso a causa delle alte pareti rocciose.




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