E’ il fascino di un borgo medievale che viene lentamente riconquistato dalla natura dopo essere stato abbandonato dall’uomo. Ci troviamo in provincia di Savona dove, alle spalle di una bellissima riviera, vive il mondo cristallizzato di Balestrino. Chiuso nella sua gabbia metallica di sicurezza, rimane lontano da sguardi indiscreti. Le facciate assumono un’aria di disperazione, i tetti ancora non crollati resistono a fatica all’erosione delle infiltrazioni.

Il sito si estende per circa 1,5 ettari con un patrimonio di oltre 44.000 m3 di edifici considerati ancora recuperabili. Percorrere le mulattiere riesce a donare ancora l’ebrezza frizzante di spensieratezza. Le viuzze conducono quasi tutte alla chiesa fulcro del borgo e della decadenza: i suoi interni sono vuoti, spogli di ogni avere, ma le sole pareti affrescate lasciano a bocca aperta. Un’unica struttura che saltuariamente ancora viene usata è l’imponente castello di origine cinquecentesca per opera di uno dei discendenti del capostipite Enrico del Vasto. Questo signore ligure, capace di vantare di una gloriosa discendenza imperiale lasciò molti eredi divenuti feudatari diretti del Sacro Romano Impero. I suoi domini vennero frazionati in numerose stirpi e, proprio una di queste, i Del Carretto, regnò a lungo nel borgo di Balestrino e ne condizionò indissolubilmente le sorti.

La storia di Balestrino
Nel Medioevo, i primi insediamenti sfruttavano queste terre per coltivare ulivi, cereali e legumi. I primi signori feudali che giunsero fin qui fiutarono l’opportunità d’insediarsi nel pre-esistente villaggio e decisero così di concretizzare la loro supremazia edificando il grande castello che sovrasta il paese. La popolazione locale mal tollerava le tassazioni da parte della potente famiglia e, pochi anni dopo, provarono a mettere a ferro e fuoco il nuovo edificio. I moti di rivolta di amplificarono rapidamente, fino all’assedio dei nobili e all’assassinio del marchese e della consorte. L’avarizia dei nobili si trasformò così in ferocia. Fu istituito un tribunale con appositi strumenti di tortura e seguirono anni di paura e violenza per ristabilire l’ordine.
Furono rivisti i sistemi di tassazione e tornò la pace. I nuovi mulini, le fornaci, i neo-frantoi contribuivano all’espansione di Balestrino fin quando il borgo agli inizi del Settecento passò dalla Repubblica Genovese al Regno di Sardegna. Il sangue tornò a scorrere per le strade e il castello divenne protagonista di cruenti eventi che videro vincitori gli invasori francesi. Non furono però i soldati di Napoleone a decretare la fine del paese, neanche i successivi passaggi d’egemonia ed annessioni territoriali. Nel ventesimo secolo piombarono sul paese una serie di sciagure ambientali. Frane, smottamenti, fango, rocce e detriti sulle strade resero nel 1963 l’antico borgo definitivamente inagibile.
Curiosità su Balestrino
Per motivi di sicurezza il comune decise di costruire un nuovo nucleo abitativo più a nord e recintare il vecchio paese. Per anni gli scarsi controlli hanno agevolato le incursioni di molti curiosi e il fascino di Balestrino si è diffuso anche oltre il territorio nazionale collocandosi tra le venti Ghost Town più famose, inquietanti e stregate del mondo. In accordo con le autorità locali nel 2008 una troupe ha valicato i confini per rendere protagonista la location nel film “Inkheart”. In questo fantasy, ambientato nel mondo reale, l’antico borgo torna ad animarsi dopo anni di abbandono. Per l’occasione furono puntellati parte dei ruderi e messi in sicurezza gli esterni degli edifici più pericolanti.

Dal 2013 il paese è stato posto sotto maggiore controllo, ri-transennato e sorvegliato. Le amministrazioni locali hanno giustificato il provvedimento a causa del “pericolo-crolli” anche se le reali motivazioni si nascondono negli ultimi fatti di cronaca. Tra i soliti curiosi che gironzolavano tra le stradine deserte, nell’estate del 2013 due ragazzini trovarono il corpo deturpato di un uomo. La salma, ancora oggi incredibilmente non identificata, si ipotizza appartenere ad un fuggitivo di età compresa tra i 30 e i 40 anni. Il caso fu chiuso come suicidio e nonostante le collaborazioni con l’Interpol, non si sarebbe mai arrivati ad un movente.
Nel 2014 l’alluvione che colpì il Savonese creò una ulteriore ferita al borgo e nel 2015 iniziarono i timidi tentativi di messa in sicurezza del paese. Oggi Balestrino è uno dei rari casi di abbandono controllato. E’ classificato tra i luoghi del cuore FAI nella speranza di offrire anche alle generazioni future il fascino delle contraddizioni di questo scorcio di Liguria, chiuso ermeticamente nella sua teca robusta e trasparente.





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