Anche se il tempo trascorre via veloce e le tracce sembrano inghiottite dalla vegetazione, il paesaggio conserva un’energia particolare nella sua storia sospesa. Rivarossa racchiude in sé la storia naturale del territorio, le vicende e la cultura delle genti che lo hanno popolato. Si respirano nell’aria, pronti ad essere raccolti da viandanti, non frettolosi, che leggono questi segni oltre il visibile e l’ovvio. Storie e racconti di comunità contadine che hanno addomesticato aspre terre di Montagna.
Le gole della Val Borbera
Ci troviamo nel basso Piemonte, in Val Borbera, dove l’omonimo fiume serpeggia tra le gole del Parco Regionale dell’Antola. A pochi chilometri dall’uscita autostradale di Vignole, dopo ampie distese verdeggianti, il paesaggio si trasforma in una sinuosa strada tra le gole del torrente Borbera. Qui, dove le acque formano laghetti naturali pronti ad accogliere i bagnanti meno freddolosi, ci fermiamo in località “Le Baracche“. Uno slargo a bordo della strada provinciale 140, segna l’inizio del nostro percorso. Seguiamo il sentiero 207 sia all’andata, sia al ritorno, che copre un dislivello di 350 metri circa in 2,35 km di salita. La segnaletica è nuova, conservata alla perfezione dalla sezione CAI di Novi Ligure fondata nel 1960. Il terreno pietroso presenta una difficoltà di livello Escursionistico.
I Paesi abbandonati sono “muti custodi” di una cultura materiale che esprime la forza dell’uomo impiegata nel plasmare il territorio. Le coltivazioni sui pendii modellano i versanti, gli edifici ambientano insediamenti. Oggi il tempo che passa la forma originale alla vita del passato rigenerando la materia prima che veniva utilizzata per costruire queste case.

Quello che affascina di Rivarossa è la spettacolare posizione; estremamente panoramica. Rivarossa è infatti la frazione più elevata racchiusa nei confini del comune di Borghetto di Borbera, trovandosi a 738 m slm. Fino al 1928 faceva parte del comune di Molo di Borbera, poi soppresso ed inglobato in quello di Borghetto. La cappella ricade nel territorio comunale di Cantalupo Ligure e fa parte della parrocchia di Merlassino. Venne costruita dagli abitanti a metà del XIX secolo e venne ristrutturata in più occasioni anche recentemente. Al suo interno di possono notare affreschi e le foto che testimoniano gli interventi di manutenzione passati.
Sulle strade di Rivarossa
I percorsi che portavano al borgo di un tempo non erano numerosi: uno era il tracciato che abbiamo percorso e inizia dalla Casa Cantoniera nel suggestivo tratto della provinciale conosciuto con il nome “Le strette” dove sorge un grazioso pub che ci attende a fine escursione! Il fondo è duro e pietroso, siamo nel regno del conglomerato, roccia sedimentaria oligocenica che rifornisce la zona di ciottoli e le dona il caratteristico aspetto dirupato.
Un secondo percorso scendeva verso Merlassino e oggi è percorribile anche con mezzi su fondo sterrato. Le poche case che compongono il nucleo sono in rapido deterioramento ma, grazie alle vecchie mappe catastali poste sui pannelli illustrativi, si può immaginare l’aspetto del paese prima del suo abbandono avvenuto nel 1956. Sicuramente erano curati anche i dintorni del paese, oggi boscaglia e rovi, coltivati ad orti, campi di patate ed erba per il bestiame con qualche filare d’uva a dividere gli appezzamenti, con numerosi e indispensabili castagni. Curiosando nei boschi, a valle del paese, si possono ancora notare resti di quelli che potevano essere terrazzamenti ed altre costruzioni, probabilmente piccole cascine mentre altre suggestive pietre sono sistemate a sostegno del bellissimo tracciato che scende verso il Borbera.
Alle origini di Rivarossa
Le origini di Rivarossa sono probabilmente più antiche come testimoniato da alcuni documenti. Uno di questi, datato “anno undecimo della Repubblica Francese…li cinque Germile” era una richiesta di sgravi fiscali dopo anni di avversità climatiche e difficoltà, firmata da sedici capi famiglia, in essa si trova notizia di sei abitazioni in cattivo stato, coperte di paglia e di “diminuzione dei focolai”.
Una seconda fonte la ricaviamo da una visita pastorale datata 1657 nella quale si parla di 8 fuochi alla “Riva”; riferendosi alla parrocchia di Costa Merlassimo, sotto la quale ci troviamo, è lecito pensare che si riferisca appunto a Rivarossa. Importante è osservare la continuità nel tempo della presenza, unica e costante, di un solo cognome: quello dei “Marchesotti”.

Si può ipotizzare un iniziale insediamento mono-famigliare poi ampliatosi nella seconda meta del XIX secolo. L’industrializzazione e le guerre portarono il borgo al declino anche se ancora oggi ogni anno, la seconda domenica di settembre, si celebra la festa del paese e la Messa grazie ad un gruppo di affezionati personaggi. La prima domenica di ottobre la Sezione CAI di Novi Ligure organizza invece una polentata con tutti i soci nel bivacco “Alda e Carla Marchesotti“, un edificio salvato dal degrado grazie alla disponibilità della famiglia Marchesotti e dai soci volenterosi della stessa Sezione.
I fantasmi del passato
Una posizione tanto scenografica ha però un “rovescio della medaglia” o, se vogliamo, più d’uno. La scarsità d’acqua corrente costrinse gli abitanti ad usare l’ingegno perché nelle immediate vicinanze non ci sono sorgenti. Le case avevano al loro interno una vasca nella quale si convogliava l’acqua piovana, mentre due pozzi scavati nella dura roccia di conglomerato sorgevano all’esterno delle abitazioni. Un’altra vasca si trovava verso la cappella.
Al centro del paese, in quella che oggi è una piazza erbosa vi era un’altra pozza, utilizzata come abbeveraggio degli animali. Si presentava con l’aspetto suggestivo di un simpatico laghetto, osservabile ancora nei primi anni ottanta. Le sorgenti erano lontane in direzione del Monte Gavasa e spesso vi si recava con la lesa, un antico mezzo di trasporto usato nelle mulattiere che assomigliava ad una slitta. Veniva trainata dai buoi e caricata con le botti da riempire, un viaggio, sicuramente difficoltoso di circa un’ora andata e ritorno.

Un altro aspetto negativo di questa originale locazione è stata quella di attirare i sospetti riguardo all’essere nascondiglio di fuggiaschi, poco di buono e dei Partigiani. I sospetti su questi ultimi si concretizzarono in un rastrellamento violento da parte delle pattuglie tedesche negli anni tristi della seconda guerra mondiale. Tedeschi e fascisti giunsero a Rivarossa e presero posizione costituendo così una spina nel fianco per la lotta partigiana locale con la quale si scontrarono al Passo della Teleferica, a Nord della cima della Gava. Questa era una posizione preziosa perché si poteva controllare agevolmente Cantalupo mentre le pattuglie partigiane li fronteggiavano dalle montagne di fronte, oltre il solco della Borbera.
Storie di vita medioevale
Quel che è giunto a noi è il frutto di un processo che si è innescato nell’alto Medioevo; giunto a maturazione verso la fine del XV secolo, con la distribuzione della popolazione rurale in una pluralità di piccoli nuclei sparsi. Queste piccole comunità rurali sorsero generalmente a mezza costa, lungo gli antichi sentieri d’altura, a quote comprese tra i 700 i 1000 metri. L’esposizione e la morfologia del terreno presentavano le caratteristiche più favorevoli all’insediamento umano e alle attività rurali. I terreni più fertili più a valle erano di proprietà dei vari Signori che negli anni si sono contesi il Territorio.

Le comunità che si svilupparono avevano, infatti, una natura essenzialmente agricola che determinò uno sviluppo spontaneo degli insediamenti. Il futuro del borgo fantasma non sarà infinito: le case poco alla volta stanno crollando. Il ghiaccio, la neve, il vento lasciano il loro segno indelebile e distruttivo sui pochi resti o cumuli di pietre. Non si potrà più intuire molto della vita che fu, testimonianze destinate a franare e ad essere inghiottite dalla natura e a sparire.
Questi ricordi, come altri, rimarranno a memoria di un comunità contadina che ha plasmato la natura dei luoghi e poi l’ha abbandonata per inseguire altri stili di vita. La ricchezza di questi luoghi è la semplicità. La comunicazione del legame tra l’uomo e le risorse del territorio. Un equilibrio tra l’utilizzo e il rispetto ha governato le scelte degli abitanti di tutte le Valli Montane. Tra le pietre dei muri a secco o all’ombra di un castagno, ogni gesto aveva il suo significato. Nulla era lasciato al caso, ogni oggetto e ogni pietra aveva il suo scopo, esperienze di vita che ancora oggi possiamo raccontare.





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