Death Valley National Park: i deserti della Califonia

America, California - Diretti verso la costa dell'Oceano Pacificio passiamo in uno dei più estremi paesaggi del pianeta: le ricchezze della Death Valley.

Zabriskie Point

Le lussuose luci di Las Vegas hanno scosso quell’atmosfera selvaggia del Farwest che ci ha accompagnato per tutto il viaggio. La mattina seguente partiamo all’alba per avvicinarci alla costa dell’Oceano Pacifico e attraversiamo una delle zone più estreme del pianeta: la Death Valley National Park.

Essendo l’ultima settimana di agosto siamo consapevoli delle condizioni climatiche che troveremo, quindi abbiamo preso tutte le precauzioni necessarie alla traversata. La valle della morte è infatti conosciuta per i suoi primati geografici assoluti. Il 10 luglio del 1913 vi fu registrata la più alta temperatura all’ombra del pianeta 56,7°. Nel 1929 e nel 1953 non è caduta neanche una goccia d’acqua. Si tratta infatti di una grande depressione al di sotto del livello del mare che sprofonda tra le catene montuose di Panamint Range e Amargosa Range.

Devil’s Golf Course

Nonostante il nome la Death Valley è un insieme di minerali, spazi assoluti, colori tenui e trame perfette. La natura è un’altalena di drammatica dolcezza. Quando gli inverni sono piovosi le primavere sono colorate dalle inaspettate fioriture, i colori spaziano dal lilla e giallo del Desert Gold ai fiori rossi e arancio dei cactus. Quando l’acqua scarseggia l’immenso bacino diventa lunare, la terra cotta dal sole si aggroviglia su se stessa e le distese di sale creano mosaici geometrici.

COSA VEDERE

Entriamo nell’area est del parco percorrendo al CA-190 e arriviamo al parcheggio dove inizia il sentiero per Zabriskie Point. La vista delle “terre cattive” o badlands è splendida nella luce radente del mattino (foto copertina). Dopo pochi chilometri si raggiunge la deviazione per Dante’s View, il punto panoramico più elevato del parco (1670 mt). Percorriamo la strada verso sud fino alla CA-178 che scorre ai piedi della Amargosa Range fino al sentiero per Golden Canyon noto per le sue pareti di un vivido colore giallo. Noi procediamo per 14 km fino alla deviazione per Devil’s Golf Course dove una breve sterrata ci porta al centro di una distesa lunare. Il suolo è uno strato corrugato formato al 95% da cristalli di cloruro di sodio che si formano continuamente, i più recenti si notano per il colore simile al sale da cucina, i più antichi assumono colori nerastri per la polvere depositata dal vento.

Badwater Point

Proseguiamo sulla strada principale asfaltata che termina nel punto di massima depressione del pianeta. Siamo nel famoso Badwater. Qui il termometro segna 50 gradi, occorre calma e massima prudenza. È una sensazione unica camminare sulla distesa bianca a quella temperatura, la pozza d’acqua ha una salinità superiore al mare e non evapora neanche nel periodo più caldo dell’anno. Alle nostre spalle si alza una parete rocciosa dove, 85 metri più in alto rispetto a noi, si può notare una targa che indica il livello del mare.

Torniamo sulla strada dell’andata e in direzione nord ci allontaniamo dal cuore del parco. Lungo la strada non è raro incontrare gruppi di coyoti che circondano auto in sosta in cerca di cibo o attraversano la carreggiata. Seguendo la CA-190, poco dopo il bivio per Scotty’s Castle arriviamo all’inizio di un sentiero che si addentra nelle Mesquite Flat Sand Dunes. È un paesaggio completamente diverso con dune dallo stile sahariano che al tramonto acquistano calde tonalità giallo arancione.

Mesquite Flat Sand Dunes

CONSIGLI UTILI

Prima di entrare all’interno del parco è molto importante fare il pieno all’auto. Per centinaia di chilometri non sono presenti distributori e comunque le poche aree di sosta all’interno del parco hanno prezzi altissimi. Il mezzo deve essere controllato e in buone condizioni prima della partenza. Diversi cartelli lungo la strada ricordano agli avventurosi di non mantenere l’aria condizionata sempre accesa ma di spegnerla e riaccenderla periodicamente, le alte temperature esterne con l’impianto di condizionamento provocano danni al sistema di raffreddamento dei mezzi. I Rangers del parco inoltre consigliano di non allontanarsi troppo dalle auto e non restare all’aperto esposti al sole più di 10 minuti.

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2 Commenti

  1. ho visto un documentario della serie di Dream roads con Rai Play dove stavano affrontando proprio questo percorso. Certo farlo con quelle temperature a pensarci mette paura, io non so se l’avrei affrontato, tenendo conto che già patisco il caldo quando siamo poco sopra i 20°C. Sono già in mezze maniche in questa stagione, non immagino a quelle temperature cosa potrei mettermi, o meglio non mettermi per affrontare il caldo. Poi senza aria condizionata in macchina! Ma come si fa a resistere, ci saranno 80°C nell’abitacolo sotto il sole dopo che è stata posteggiata! Meglio che non ci penso, sto già sudando al pensiero. Però come posti da vedere meritano, magari in un’altra stagione…

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